La “Starlink europea” per ora è un’idea con quattro firme sotto: il 19 ottobre 2026 Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno firmato una lettera di intenti per offrire insieme il collegamento diretto tra satellite e smartphone, quello che in gergo si chiama direct-to-device. Niente parabola sul tetto, niente antenne strane: il telefono che hai in tasca che, quando non c’è campo, si aggancia a un satellite. Gli operatori italiani, almeno per ora, non ci sono.
Io installo parabole Starlink, Eurona e CPN in tutta la Sardegna, e questa notizia me l’hanno già chiesta in tanti: “Allora tra poco il telefono prende ovunque?”. La risposta onesta è: non domani mattina. In questo articolo ti spiego cosa è successo davvero, con le fonti, cosa vuol dire per chi vive o lavora nelle zone senza campo, e cosa invece è ancora solo sulla carta.
In questo articolo
- Starlink europea: cosa è successo davvero
- Direct-to-device spiegato semplice
- Perché adesso: la partita delle frequenze a 2 GHz
- Starlink è già avanti (anche in Italia, in prova)
- L’Italia e la Starlink europea: perché per ora non c’è
- IRIS², Amazon Leo e Starlink europea: non confondiamoli
- E in Sardegna cosa cambia?
- Domande frequenti sulla Starlink europea
Starlink europea: cosa è successo davvero
Partiamo dai fatti sulla Starlink europea, che sui giornali sono stati un po’ gonfiati. Il 19 ottobre 2026 i quattro grandi operatori hanno annunciato una lettera di intenti per valutare un’offerta congiunta sulle future frequenze europee dei servizi mobili via satellite (in sigla MSS). Lo stesso testo è sul comunicato pubblicato da Telefónica.
Per la Starlink europea, lettera di intenti vuol dire “ci proviamo insieme”, non “abbiamo i satelliti in orbita”. È come quattro amici che firmano un foglio per comprare insieme una barca: bello, ma la barca ancora non c’è, e manca pure il cantiere che la costruisce.
Cosa dice il comunicato, in parole povere:
- gli operatori costruirebbero in Europa la parte a terra: le stazioni di collegamento, il coordinamento e il controllo della rete;
- non investirebbero direttamente in una costellazione di satelliti: quella la metterebbe un partner satellitare “ancora da scegliere”;
- l’accesso sarebbe aperto e non discriminatorio per tutti gli operatori mobili, non solo per i quattro firmatari;
- gli accordi satellitari che ciascuno ha già in piedi restano validi.
Quindi la Starlink europea, oggi, è un consorzio di operatori che vuole presentarsi compatto quando l’Europa riassegnerà le frequenze giuste. Lo ha sottolineato anche SmartWorld: l’idea è sensata sulla carta, ma senza un partner satellitare individuato è più un’intenzione che un piano. Ed è giusto dirlo chiaro.
💡 In breve: la Starlink europea è un accordo preliminare tra quattro operatori per gestire insieme il “telefono via satellite” in Europa. Non ci sono ancora satelliti, prezzi, date di lancio né un costruttore scelto. È il primo passo, non il traguardo.

Direct-to-device spiegato semplice
Facciamo un passo indietro, perché “satellite” è una parola che usiamo per cose molto diverse. Oggi, se vuoi internet via satellite a casa, ti serve una parabola: la metti sul tetto o in giardino, la punti verso il cielo e lei parla con i satelliti. È quello che faccio io tutti i giorni con le installazioni Starlink e con gli altri servizi di internet satellitare.
Il direct-to-device è un’altra cosa: niente parabola. È il tuo normale smartphone che parla direttamente con il satellite. In pratica il satellite si comporta come un ripetitore della telefonia, solo che invece di stare su una collina sta qualche centinaio di chilometri sopra la tua testa.
Un paragone da bar: la parabola è come un tubo dell’acqua grosso che porti fino a casa. Il direct-to-device è come la fontanella in piazza: ci beve chiunque passa, senza attrezzi, ma l’acqua esce piano. Va benissimo per dissetarsi, non per riempire una piscina.
Ed è proprio questo il punto che tanti, leggendo della Starlink europea, non hanno capito: il collegamento diretto al telefono non sostituisce la connessione di casa. Serve per mandare un messaggio, chiamare i soccorsi, aprire una mappa, ricevere un WhatsApp quando sei in campagna, in montagna o in mare dove non c’è una cella. Per Netflix, smart working e videochiamate continuerà a servire una connessione vera, con parabola o antenna.
⚠️ Attenzione: se qualcuno ti dice “aspetta la Starlink europea, così non ti serve più l’antenna”, non è vero. Il servizio diretto al telefono è pensato per coprire i buchi della rete mobile, non per portare la banda larga in casa o in azienda.
Perché adesso: la partita delle frequenze a 2 GHz
La domanda giusta è: perché quattro concorrenti si mettono d’accordo sulla Starlink europea proprio adesso? La risposta sta in una cosa poco romantica: le frequenze. Le onde radio sono come le corsie di un’autostrada: sono poche, sono pubbliche e chi le ottiene in concessione le può usare per anni.
In Europa esiste una “corsia” a 2 GHz riservata ai servizi mobili via satellite, armonizzata dal 2008. Oggi la usano due aziende, Viasat ed EchoStar, e le loro autorizzazioni scadono a maggio 2027. Il 27 maggio 2026 la Commissione europea ha proposto un regolamento per riassegnarle con una selezione unica a livello UE.
La proposta divide la banda in tre parti uguali:
- un terzo per uso governativo (sicurezza, difesa, comunicazioni critiche), da affidare a un operatore europeo e collegato al programma IRIS²;
- due terzi per uso commerciale, cioè proprio servizi direct-to-device e Internet delle cose;
- di questi due terzi, metà è riservata a nuovi operatori europei e metà è aperta anche ai non europei, con un tetto per ciascuno.
Ecco perché si parla di Starlink europea: con queste regole, una cordata di operatori europei ha una corsia riservata che un’azienda americana non può prendersi tutta. È una scelta politica prima ancora che tecnica, e infatti non è piaciuta oltreoceano.
Secondo Punto Informatico, SpaceX ha criticato la decisione e l’ambasciatore statunitense ha minacciato ritorsioni se l’accesso di SpaceX venisse limitato. Light Reading riporta che il presidente della FCC americana, Brendan Carr, ha scritto che la “reciprocità” resterà il criterio di riferimento. Tradotto: se l’Europa chiude una porta, gli Stati Uniti potrebbero chiuderne un’altra.
E i tempi della Starlink europea? Qui serve pazienza. La proposta deve passare da Parlamento europeo e Consiglio. Secondo l’analisi dello studio legale Greenberg Traurig, l’adozione è attesa tra fine 2027 e 2028, la selezione tra 2028 e 2029 e l’assegnazione dei nuovi diritti nel 2029. Nel frattempo le licenze attuali possono avere una proroga di due anni, per non lasciare buchi nel servizio.
Starlink è già avanti (anche in Italia, in prova)
Mentre l’Europa scrive le regole e la Starlink europea cerca un partner, Starlink corre. Sul sito del servizio Direct to Cell SpaceX spiega che i suoi satelliti hanno a bordo un modem che “fa da ripetitore nello spazio”, funzionano con i normali telefoni LTE con vista libera sul cielo e offrono messaggi, voce e dati. Tra i partner elencati ci sono T-Mobile negli Stati Uniti, Rogers in Canada, KDDI in Giappone e, unico in Europa nella lista, Salt in Svizzera.
Secondo Punto Informatico, circa 650 satelliti Starlink su oltre 11.000 offrono oggi il servizio diretto al telefono. Inoltre, a settembre 2025, SpaceX ha comprato frequenze da EchoStar per circa 17 miliardi di dollari, proprio per costruire la nuova generazione di satelliti Direct to Cell.
E in Italia? Il 16 luglio 2026 Fastweb + Vodafone e Starlink hanno fatto la prima prova italiana di Direct to Cell in un’area dell’Appennino centrale: normali telefoni 4G, WhatsApp, Google Maps, SMS e MMS via satellite. È una sperimentazione tecnica, senza data commerciale né prezzi annunciati.
Quindi la situazione oggi è questa: c’è un’azienda americana che ha già i satelliti in orbita e i primi test anche da noi, e c’è una Starlink europea che ha un accordo tra operatori ma non ancora un satellite. Non è una gara alla pari, e far finta che lo sia non aiuta nessuno.
Va detto anche che il servizio diretto al telefono, ovunque, è ancora agli inizi. Secondo i dati Ookla riportati da CorCom, negli Stati Uniti a marzo 2026 solo lo 0,46% degli utenti Speedtest ha usato una connessione D2D. In un test nelle zone rurali dello Stato di New York, circa il 60% dei 238 messaggi inviati è andato a buon fine, con un tempo medio di circa 1 minuto e 17 secondi. Utile, ma non è ancora la rete di casa.

L’Italia e la Starlink europea: perché per ora non c’è
Il titolo sulla Starlink europea che ha fatto discutere viene da un commento di Stefano da Empoli, presidente del think tank I-Com, uscito su Il Giorno: “Nasce la Starlink europea. Sfida a Musk e agli Stati Uniti. Ma l’Italia (per ora) non c’è”. Il senso è semplice: tra i firmatari non c’è un operatore italiano.
Attenzione a un dettaglio che confonde tanti: nel gruppo c’è Vodafone, ma è il gruppo britannico, non la Vodafone che conosciamo in Italia. Da inizio 2025, infatti, Vodafone Italia è passata a Swisscom ed è nata Fastweb + Vodafone. Che, come abbiamo visto, per il satellite sta provando proprio con Starlink.
Questo vuol dire che gli italiani resteranno fuori dalla Starlink europea? Non per forza. Il comunicato parla di accesso “aperto e non discriminatorio” per tutti gli operatori mobili: se il progetto parte davvero, un operatore italiano potrebbe usare il servizio anche senza essere tra i fondatori. Ma un conto è sedersi al tavolo dove si decidono le regole, un altro è arrivare dopo e accettare quelle scritte da altri.
C’è poi un altro progetto europeo da tenere d’occhio: Vodafone e AST SpaceMobile hanno creato in Lussemburgo una società comune, SatCo, per distribuire agli operatori europei il servizio satellitare diretto agli smartphone. All’annuncio, nel 2025, Satellite Today riportava l’obiettivo di partire nel 2026. Il quadro, insomma, è affollato e ancora in movimento.
IRIS², Amazon Leo e Starlink europea: non confondiamoli
In questi mesi, accanto alla Starlink europea, escono tanti nomi e il rischio di fare un minestrone è alto. Mettiamo ordine, perché sono tre cose diverse.
IRIS² è la costellazione dell’Unione europea per le comunicazioni sicure. Il 7 agosto 2026 Commissione e consorzio SpaceRISE (SES, Eutelsat e Hispasat) hanno firmato l’accordo di attuazione: secondo l’agenzia spaziale UE (EUSPA) sono previsti 348 satelliti, 330 in orbita bassa e 18 in orbita media, con i primi lanci puntati al 2029. È pensata prima di tutto per governi, difesa e infrastrutture critiche.
Amazon Leo è la rete di Amazon per internet a banda larga con antenna, concorrente diretta di Starlink per casa e aziende. Ne ho parlato in dettaglio nell’articolo su Amazon Leo e cosa cambia in Sardegna.
La Starlink europea di cui parliamo oggi, invece, riguarda il telefono: nessuna antenna, il segnale arriva direttamente allo smartphone. Il collegamento con IRIS² c’è, ma è indiretto: un terzo della banda a 2 GHz, nella proposta UE, andrebbe proprio a un uso governativo integrato con IRIS².
| Progetto | A cosa serve | Serve l’antenna? | Stato |
|---|---|---|---|
| Starlink (internet) | Banda larga casa/azienda | Sì, parabola | Attivo |
| Starlink Direct to Cell | Messaggi e dati sul telefono | No | Attivo in alcuni Paesi, in prova in Italia |
| Amazon Leo | Banda larga casa/azienda | Sì | In arrivo |
| IRIS² | Comunicazioni sicure UE | Terminali dedicati | Primi lanci puntati al 2029 |
| Starlink europea (operatori) | Satellite diretto al telefono | No | Lettera di intenti, partner da scegliere |
🔧 SEZIONE TECNICA – per addetti ai lavori
Se non sei del mestiere puoi saltarla: la parte pratica è subito dopo.
Direct-to-device e standard 3GPP NTN
Il collegamento diretto satellite-terminale esiste in due famiglie. La prima è quella “proprietaria” adattata a LTE: il satellite porta a bordo un eNodeB e si presenta al telefono come una cella terrestre, usando frequenze mobili dell’operatore partner. È l’approccio di Starlink Direct to Cell. La seconda è lo standard 3GPP NTN (Non-Terrestrial Networks), introdotto in modo normativo con la Release 17, sia per NR (5G) sia per IoT (NB-IoT/eMTC).
In Release 17 lo scenario di riferimento è il payload trasparente (il satellite fa da “specchio” verso il gateway a terra), FDD in FR1. La Release 18 ha aggiunto miglioramenti di copertura e mobilità tra rete terrestre e satellitare; la Release 19 studia il payload rigenerativo (gNB a bordo) e i terminali RedCap.
Le frequenze: banda n256 e banda n255
Le bande NTN di Release 17 sono la n255 (banda L) e la n256 (banda S). La n256 coincide con la banda MSS europea a 2 GHz: uplink 1980–2010 MHz e downlink 2170–2200 MHz, cioè 2×30 MHz in tutto. È adiacente alla banda n1 (la “2100” terrestre), quindi i terminali hanno già front-end radio vicini a quella gamma: è uno dei motivi per cui interessa tanto per il D2D.
| Voce | Proposta UE (27/05/2026) |
|---|---|
| Banda totale | 2×30 MHz in sei blocchi da 2×5 MHz |
| Blocco governativo | 2×10 MHz, operatore UE, integrato con IRIS² |
| Commerciale riservato | 2 blocchi da 2×5 MHz per nuovi entranti a controllo UE |
| Commerciale aperto | 2 blocchi da 2×5 MHz, anche extra UE |
| Tetto per operatore | 2×10 MHz |
| Titolari attuali | Viasat ed EchoStar, 2×15 MHz ciascuno, scadenza maggio 2027 |
Fonti per la tabella: analisi IDATE sulla proposta e Light Reading per i blocchi attuali.
LEO contro GEO: perché conta l’altezza
Per il 3GPP l’orbita bassa (LEO) va indicativamente da 500 a 2.000 km, la geostazionaria (GEO) è a circa 35.786 km. Solo andata, a quella distanza il segnale impiega circa 0,12 secondi (35.786 km diviso la velocità della luce): con i salti terra-satellite-gateway e ritorno si arriva a qualche centinaio di millisecondi. In LEO il ritardo è molto più basso e la perdita di tratta minore, fattore decisivo quando dall’altra parte c’è l’antennina di uno smartphone e non una parabola. Per Direct to Cell la prova italiana parla di satelliti a circa 360 km di quota. Sul tema ritardi vedi anche la wiki sulla latenza.
Il prezzo da pagare in LEO è la dinamica: satelliti che si muovono a velocità altissime rispetto al suolo, quindi Doppler forte e variabile, e passaggi di cella frequenti. Nel modello NTN il terminale pre-compensa Doppler e timing advance usando la propria posizione GNSS e le effemeridi trasmesse dalla rete: senza un fix GNSS valido il terminale NTN di Release 17 non si collega.
Capacità: perché non sarà banda larga
Una cella satellitare copre un’area enorme rispetto a una cella terrestre e la condivide tra tutti gli utenti sotto il fascio. Con budget di potenza da smartphone e pochi MHz di banda, la capacità per utente resta quella di un servizio di messaggistica e dati leggeri. La prova italiana di Starlink, secondo le fonti, era limitata a SMS, MMS e alcune app. Per traffico serio servono terminali dedicati (parabola o phased array), cioè l’altro mondo.
E in Sardegna cosa cambia?
Arriviamo alla domanda che mi interessa di più, e che interessa a chi mi legge. La Sardegna ha tanti posti dove il telefono non prende: strade di campagna, vallate dell’interno, tratti di costa, cale dove arrivi solo a piedi o in barca. Chi lavora in campagna, chi fa escursioni, chi va per mare lo sa benissimo.
Per queste persone il servizio diretto al telefono, che arrivi da Starlink o dalla Starlink europea, sarà davvero utile: un WhatsApp per dire “sto bene”, una posizione condivisa, una richiesta di aiuto. Ed è giusto dirlo: è una delle novità più interessanti degli ultimi anni per chi vive nelle zone interne.
Ma ecco la parte onesta. Oggi, in Sardegna, la Starlink europea non cambia niente di concreto. Non ci sono satelliti, non c’è un partner satellitare scelto, le frequenze saranno assegnate, se tutto va secondo i tempi previsti, verso il 2029. Il servizio Starlink diretto al telefono in Italia è ancora in prova. Io non ti prometto date, perché nessuno le ha date.
Cosa puoi fare, allora, nel frattempo?
- Se ti serve internet vero in casa, in campagna o in azienda: le soluzioni ci sono già adesso. Satellite con parabola, FWA dove arriva, oppure un mix. Ne ho parlato nell’articolo su Starlink, Eurona o FWA in campagna.
- Se ti serve un’emergenza “di scorta”: alcuni smartphone hanno già funzioni satellitari. Ad esempio Apple offre SOS emergenze via satellite in Italia su iPhone 14 e successivi, con cielo libero.
- Se ti muovi in barca, in camper o in cantiere: oggi la strada è un terminale portatile. A fine novembre esce l’articolo su Starlink Mini, e trovi le soluzioni nella pagina barca e camper.
- Se hai un’azienda che non può restare senza linea: pensa a una connessione di backup, non a una promessa futura.

C’è anche un aspetto positivo da considerare per l’isola. Una Starlink europea con accesso aperto a tutti gli operatori, se andrà in porto, potrebbe portare più concorrenza e quindi più scelta anche per chi ha una SIM italiana. Ma “potrebbe” è la parola chiave: dipenderà da chi vince le frequenze, da quali operatori italiani aderiranno e da quanto costerà.
Sulla Starlink europea il mio consiglio è sempre lo stesso: non rimandare una soluzione che ti serve oggi in attesa di una tecnologia che arriverà, forse, tra qualche anno. Quando la Starlink europea avrà satelliti, prezzi e date, ne parleremo qui, con le fonti, come sempre.
👷 Il parere del tecnico
La Starlink europea è una buona notizia per l’Europa, ma per chi mi chiama dalla campagna sarda oggi non è una soluzione: è una promessa con tempi lunghi. Il satellite diretto al telefono sarà la ciliegina, non la torta. La torta resta una connessione fatta bene, con un’antenna montata come si deve e un piano B per quando qualcosa va storto. E se ti senti dire “tra poco ti basterà il telefono”, fatti mostrare la data. — Gianfranco Grassi, Internet Ovunque Sardegna
Domande frequenti sulla Starlink europea
Cos’è la Starlink europea?
È il soprannome giornalistico dell’iniziativa di Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone, che il 19 ottobre 2026 hanno firmato una lettera di intenti per un’offerta congiunta sulle frequenze europee dei servizi mobili via satellite. L’obiettivo è il collegamento diretto tra satellite e smartphone, con un partner satellitare ancora da scegliere.
Quando sarà disponibile la Starlink europea?
Non c’è una data. La proposta UE sulle frequenze a 2 GHz deve ancora essere approvata e, secondo le analisi disponibili, l’assegnazione dei nuovi diritti è prevista verso il 2029. Prima di allora servono la scelta del partner, i satelliti e gli accordi commerciali.
Perché l’Italia non è nella Starlink europea?
Perché tra i quattro firmatari non c’è un operatore italiano. Vodafone partecipa come gruppo, ma Vodafone Italia dal 2025 appartiene a Swisscom ed è diventata Fastweb + Vodafone. Il progetto prevede però accesso aperto per tutti gli operatori mobili, quindi gli italiani potrebbero aggiungersi o usarlo in futuro.
Con il satellite sul telefono non mi servirà più la parabola?
No. Il collegamento diretto allo smartphone serve per messaggi, emergenze e dati leggeri nelle zone senza campo. Per internet in casa o in azienda, con streaming, videochiamate e lavoro, continuerà a servire una connessione con antenna o parabola.
Che differenza c’è tra IRIS² e la Starlink europea?
IRIS² è la costellazione dell’Unione europea per comunicazioni sicure, gestita con il consorzio SpaceRISE, con primi lanci puntati al 2029. La cosiddetta Starlink europea è invece un’iniziativa degli operatori mobili per portare il satellite direttamente sui telefoni. Il legame è nella banda a 2 GHz, dove un terzo sarebbe riservato a usi governativi integrati con IRIS².
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